10domandea Matteo Nunziati

Una innata passione per il disegno e la volontà di entrare dalla porta principale del design. Una Storia come tante quela di Matteo Nunziati, ma come tante unica e con dettagli inaspettati. Dal singolo pezzo al concept di interni, Nunziati ha trovato la propria identià, partendo dall'Italia, per arrivare al mondo, sia in Oriente che in Occidente. Ecco cosa ci racconta.

1) Quando ti sei reso conto che avresti fatto il progettista di interni? Il designer?

Ricordo il momento esatto quando mi sono reso conto di sapere disegnare. Non ero un bambino così speciale, non eccellevo negli sport e a scuola ero abbastanza distratto, ma un giorno, lo ricordo perfettamente, ero in quinta elementare al mare in Romagna sulla spiaggia e ricopiai un fumetto. I miei amici rimasero stupiti perché era perfettamente uguale all’originale. Da quel momento ho capito che qualcosa lo sapevo fare davvero bene ed ho investito tutta la mia vita su questo talento.

Corridoio della clinica Al Rashdan a Kuwait City 

Corridoio della clinica Al Rashdan a Kuwait City.

 

2) E' sempre molto difficile iniziare. Come è successo per te?

Quando ho aperto il mio studio avevo 27 anni. Durante il Salone del Mobile andavo in giro con un book pieno di disegni che cercavo di proporre agli imprenditori delle aziende di design. Ovviamente i risultati furono disastrosi, tutti erano presi dalla fiera e nessuno aveva tempo e voglia da dedicare a un giovane e sconosciuto designer. Un giorno però Stefano Grassi, proprietario della Matteograssi, che ai tempi era un’azienda di arredo molto conosciuta soprattutto per la lavorazione della pelle, guardando un disegno di un tavolo basso mi disse che era esattamente quello che stavano cercando e di tornare a trovarlo appena finita la fiera. Realizzarono il prototipo che piacque a tutti e il prodotto ebbe un grande successo.

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Lounge al 35 piano del Fraser Suites West Bay a Doha in Qatar.

 

3) Oltre alle tante aziende con cui collabori, e ai tuoi tanti progetti, un nome, forte, ricorre nel tuo essere progettista. Il rapporto con Donald J. Trump

Nel 2014 ho disegnato gli interni della prima Trump Towers in India a Pune per un costruttore indiano molto prestigioso. Nell’agosto 2014 Donald J. Trump in persona e suo figlio Donald Trump jr. arrivarono con il loro aereo e visitarono l’appartamento appena ultimato. Trump appena vide la realizzazione dichiarò alla stampa che un progetto così curato era difficile da trovare anche a Manhattan e chiese chi fosse il designer che l’aveva disegnato. Dopo qualche tempo ricevetti una telefonata da New York: era la Trump Organization che mi chiedeva di incontrare il signor Trump e sua figlia Ivanka per il progetto del rinnovo di un loro albergo a Miami. Ovviamente pensai a uno scherzo ed invece mi dovetti ricredere, presi il primo aereo e mi ritrovai seduto nella sala riunioni della Trump Towers al 725 della 5th Avenue, New York.

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Spa nella Trump Towers di Pune India. 

4) E come si svolge la collaborazione con la Trump Organization?

Ho incontrato Donald Trump diverse volte per meeting di lavoro e mi ha stupito perché pensavo fosse una persona molto capace nel marketing, ma non immaginavo fosse anche preparato sui dettagli tecnici degli interni... Discutevamo sul tipo di ceramiche, i marmi, il colore degli intonaci, cercando di capire le problematiche d’installazione e trasporto. Anche i figli sono molto preparati: Ivanka è una donna concreta, carismatica e anche molto simpatica... Abbiamo anche parlato delle difficoltà di far addormentare i neonati e del suo amore per l’Italia e Milano.

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Lobby Trump Tower, Pune, India.

 

5) Non deve essere facile mantenere equilibrio. Al di là del lavoro intendo... Non sbagliare mossa.

Con Donald Junior mi ricordo in un club in India mentre era seduto nella zona vip e si stava annoiando, l’ho invitato a fare un giro per il locale, senza guardie del corpo. Abbiamo conosciuto un gruppo di studenti iraniani e abbiamo scherzato con loro, non potevano credere di parlare con il figlio di Trump, e io scherzai dicendo che non sembrava che i loro due Paesi fossero così nemici... non immaginando assolutamente che di lì a poco il padre sarebbe diventato Presidente degli Stati uniti d’America e avrei potuto scatenare un incidente diplomatico internazionale!

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Reception del Radisson Blu Hotel di Dubai.

 

6) Come è Matteo Nunziati al di fuori del lavoro? Hai qualche hobby, qualche momento tuo?

Strimpello la chitarra, pasticcio canticchiando canzoni degli U2, Coldplay, Pink Floyd ed altri.

Entrata dello Studio Nunziati a Milano

Entrata dello Studio Nunziati a Milano.

 

7) E la tua arte, il saper disegnare, al di fuori del tuo lavoro?

Adoro disegnare - ritratti dei parenti, amici, paesaggi - soprattutto con gli acquerelli. Il disegno è lo strumento che utilizzo per lavorare, ma quando posso disegno quello che mi capita. Mi rilassa, mi sento in qualche modo più sereno, realizzato. Porto sempre con me un book dove appunto di tutto, dai nuovi prodotti di design, a ritratti, acquarelli, decorazioni. Nelle infinite attese nelle lounge degli aeroporti il tempo passa veloce se mi concentro sul disegno.

Casa privata con giardino a Milano

Casa privata con giardino, Milano.

 

8) Torniamo al lavoro...

Quello del designer è un lavoro straordinario, unico, ma c’è un aspetto di cui mi sto accorgendo negli ultimi tempi estremamente pericoloso... C’è la possibilità di una identificazione totale tra il proprio lavoro e il proprio io. Il rischio è di dimenticare, trascurare tutto il resto: la famiglia, gli amici, il tempo libero. Il nostro lavoro è l’espressione della propria creatività, l’affermazione della propria personalità, del proprio narcisismo... E per questo rischia di diventare tutto.

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Reception del Fraser Suites West Bay a Doha in Qatar.

 

9) Con quali conseguenze?

Le conseguenze purtroppo possono essere devastanti. Allora sto maldestramente provando a mettere lo stesso impegno, la medesima concentrazione di quando disegno una sedia, un letto o l’interno di un albergo, dando una mano a mia moglie ad apparecchiare la tavola, dare il biberon ai bambini oppure cambiare un pannolino... Che a mio parere è estremamente più complesso di disegnare una torre! Credo che questo modo di impegnarsi in tutti gli aspetti della realtà possa generare un nuovo equilibrio, possa far accadere qualcosa di positivo, rendere in qualche modo la vita un po’ più armoniosa.

Camera da letto nellattico del Bosco Verticale a Milano

Camera  da letto nel Bosco Verticale, Milano.

 

10) Se non avessi fatto il designer cosa avresti fatto?

Forse sarei diventato un bravo babysitter!

Terrazzo nellattico del Bosco Verticale a Milano

Terrazzo nell'attico del Bosco Verticale, Milano.

 

In breve
Giorgio Tartaro
Autore: Giorgio Tartaro
La mia Bio
Giornalista, si occupa da tempo di progetti per la comunicazione di architettura e design. Autore televisivo per RAI e Sky. È condirettore del master di Interior design della Scuola Politecnica di Design e Politecnico di Milano, e docente al master sul Made in Italy, IULM, Milano.

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Giorgio Tartaro svolge la propria attività giornalistica, autorale, video, presentazione eventi e conduzione di format attraverso la società GT Media Srl s.

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