10domandea Robin Rizzini Metrica Design Studio

10domandea incontra Robin Rizzini, Metrica design studio. Conosco Robin da tanti anni e da sempre apprezzo un sottile umorismo capace di condire una pragmatissima professionalità. Robin è un vero modello di professionista, avendo percorso molte tappe comuni ai giovani professionisti e forse precorso un modello progettuale da "agenzia di progetto", non molto comune in Italia. https://metrica-milano.com/it/

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Boccaporto Koleksiyon 02

1) Dalla nostra prima chiacchierata in occasione di una mostra curata da Stefano Casciani a Metrica, passando da Citterio and Partners, Bruno Fattorini and Partners... Che cosa è cambiato e cosa è rimasto. Breve.

È cambiato il design, è cambiato il mercato, sono cambiato io, e nonostante tutti questi cambiamenti, rimane sempre la voglia di fare questo mestiere “against the odds”. Metrica è un luogo dove il disegno e la progettazione di un sistema d’arredo si inserisce in un contesto professionale differente e più completo. Introduzione di analisi di marketing, gestione dei processi interni e delle relazioni con i clienti, sono solo alcuni aspetti della sperimentazione di un modello sempre più affinato e affilato che passa anche attraverso scelte controcorrente e che in pochi anni ci ha portato ad avere una struttura con personale regolarmente assunto, tra cui naturalmente designer e product manager. Questo è un punto che amo stressare. La crescita di un team rientra tra i nostri obiettivi, rappresenta una responsabilità, impone scelte, produce stimoli, è motivo di grande orgoglio.

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Mesh_Intertime.

2) La passione per la musica quanto entra nel tuo design?

Ascolto molta musica da sempre ma non posso dire con certezza quanto di questo ascolto fluisca nei progetti. Mentre rispondo alle tue domande ascolto “The Brazilian” dei Genesis. Influirà sulle risposte?

Metrica Pilotis Cor Sofa 01 ok resized 

Pilotis Cor Sofa.

3) Ostinazione nella ricerca del limite. E maniacalità nel portare un prodotto a livello di produzione in serie. La tua anima British?

Direi una certa “consistency” che porto con me dall’inizio nel considerare “il design” come un servizio alle industrie piuttosto che l’espressione di un orientamento “arts and crafts” dalla connotazione iconografica che non è nelle mie corde. Il design è - per me - riproducibilità in grande serie del più nascosto dettaglio costruttivo, altrimenti è qualcos’altro. In Metrica, ad esempio, questo è un driver molto importante, lavorare con le industrie e condividere la nostra competenza tecnica è una delle nostre principali caratteristiche.

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Quattro.Zero Falper.

4) Sto sempre più pensando che il mondo si divida tra progettisti con figli o senza. Semplificativo, senz'altro. Cosa ti portano i tuoi figli nel tuo lavoro? E quali alibi?

Sono d’accordo! E potremmo anche sotto-categorizzare ancora ma in epoca scissionista forse non conviene. Tornando al punto; come te appartengo alla prima categoria e ho tre figli. Questo porta con sé molte opportunità di crescita e alcuni limiti. Tra le opportunità c’è quella di vivere (e crescere) con delle persone che sono proiettate al futuro e al “cosa verrà dopo” con grande intensità ed energia. Tra i limiti sicuramente meno tempo sia per fare design sia per partecipare a talks e inaugurazioni! Circa l’alibi: alcuni designer geneticamente faticano a “chiudere il cerchio”, ovvero sono capaci di lavorare anche 48 ore di fila per migliorare un dettaglio già risolto. Con i figli chiudere il cerchio è necessario. E forse non è così male.

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SpaceFurniture Etoile tables.

5) Hai lavorato per un certo periodo nel difficile campo della fotografia virtuale. Cosa resta di quella esperienza?

Alcuni anni fa cercai di dare un vestito e trasformare in un servizio una passione che per il settore dell’arredo era ancora abbastanza pionieristica e che veniva vista con un certo nobile distacco. Quando alcuni studi fotografici iniziarono ad offrire il servizio virtuale come side business hanno catalizzato l’interesse delle aziende con cui già collaboravano. L’ingresso sul mercato di società specializzate in Virtual Photo ha scombinato ulteriormente le carte. Cosa resta? Le risate che ci siamo fatti postando immagini virtual-tarocco su Facebook, ricordi la tua rubrica “c’è post per te?”, quando anche Facebook era ancora abbastanza pionieristico! (In Italia, ndr).

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SP01Design_Anita.

6) La rete. Mi capita spesso di intervistare designer e progettisti, soprattutto internazionali, che parlano di te e di vostre comuni esperienze progettuali. Quanto conta un portato di buone relazioni. Quanto impari dagli altri? Quanto condividi?

Devo spacchettare la risposta: Sul fronte Social sono particolarmente scarso. Su Facebook non esisto più da anni e Instagram lo utilizzo da hobbista. Vedo l’utilizzo “promozionale” che ne fanno molti miei colleghi, alcuni dei quali sono dei veri maestri di comunicazione ma è un’attività incompatibile con il mio carattere “private”. Detto questo Metrica ha un profilo Instagram che è regolarmente alimentato: ecco uno dei vantaggi del corporate! Circa il network: tengo contatti vivi con amici designer e aziende e con entrambe le parti si riescono a creare delle belle occasioni di scambio anche se non con la frequenza che si vorrebbe. I tempi di reazione e progettazione che questo mestiere richiede e il mercato hanno compresso i tempi in cui i progetti si lasciavano “maturare”.

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Boccaporto Kolkesyion 01.

7) Parliamo di vostri modelli progettuali. Dicevamo prima di una ossessione nel portare l'idea alla più prossima concretizzazione. Quanto siete innovativi e quanto si discosta il vostro “servizio” da altre sigle progettuali?

Metrica nasce nel 2013 con l’idea di essere una struttura nuova e differenziante rispetto a molti studi dalla prassi più “artigianale”. L’unione di due approcci differenti (creativo il mio e manageriale del mio socio Lucio Leonelli) rendono Metrica una realtà diversa e forse unica nel panorama delle società di design italiane. Il nostro modello prevede una serie di servizi che comprende design, sviluppo prodotto, prototipìa, sourcing (troviamo i produttori / fornitori) e servizi di marketing che presentiamo insieme al progetto. Inoltre la gestione dei lavori e delle tempistiche adotta dei modelli che sono più propri al mondo aziendale o delle grandi società di progettazione che dello studio “all’Italiana”.

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Woods Fantoni.

8) Cosa ti resta dei grandi maestri? Hai mai provato a dialogare con qualcuno di questi sui temi della digitalizzazione, del time to market, delle nuove strategie di mercato?

Come sai ho lavorato molti anni con Antonio Citterio e questi temi erano spesso sul (suo) tavolo ma non erano temi di conversazione. Con me le discussioni erano più pragmatiche, legate ai progetti e meno astratte. Detto questo, rimane l’esperienza in cui sono entrato da entusiasta neofita e sono uscito professionista. Da studente ricordo alcuni brevi incontri con Achille Castiglioni di cui serbo un affettuoso ricordo di disponibilità e savoir faire. In ogni caso dubito che l’Architetto fosse ossessionato da questi temi.

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WOODS FANTONI P15.

9) Sei, siete, super avanti ma in un settore tutto sommato classico. Quello del mobile. Hai voglia di sperimentare anche altri campi di progetto.

Il mondo del design del mobile è oggi particolarmente affollato, la voglia di guardarsi intorno certamente c’è anche se è complesso. Tranne alcune celeberrime eccezioni il furniture designer difficilmente viene chiamato da aziende per progettare prodotti che nulla c’entrano con l’arredo o il complemento. Vedremo, per ora andiamo avanti con il nostro modello che è tagliato per le aziende di furniture. Inoltre, prima di guardarsi intorno, ci sono alcune classi di prodotto con le quali dobbiamo ancora confrontarci!

 

10) Dove ti vedi tra 10 anni?

A progettare dal distaccamento di Metrica sulla Luna!

 

In breve
Giorgio Tartaro
Autore: Giorgio Tartaro
La mia Bio
Giornalista, si occupa da tempo di progetti per la comunicazione di architettura e design. Autore televisivo per RAI e Sky. È condirettore del master di Interior design della Scuola Politecnica di Design e Politecnico di Milano, e docente al master sul Made in Italy, IULM, Milano.

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Giorgio Tartaro svolge la propria attività giornalistica, autorale, video, presentazione eventi e conduzione di format attraverso la società GT Media Srl s.

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