10domandea Giovanni Multari corvino+multari

10domandea incontra Giovanni Multari e il suo percorso progettuale in binomio da 22 anni con Vincenzo Corvino. Tanti testi di architettura quelli di corvino+multari, sia nel difficile ambito del recupero che nelle nuove architetture. 

http://www.corvinoemultari.com/index-fl.html

 

1) Ho imparato a conoscere il vostro lavoro avendolo sotto gli occhi. Un mirabile e meticoloso recupero del Pirellone. Cosa rimane di quel lavoro?

Rimane tanto! Un lavoro, un progetto, una esperienza che ci ha dato la possibilità di toccare con mano ed in profondità il lavoro del grande architetto milanese. Il caso del Restauro del Grattacielo Pirelli a Milano, premiato con la medaglia d’oro all’architettura italiana nel 2006, rappresenta ancora oggi nel nostro lavoro un riferimento di ragionamenti, pensieri, logiche, azioni che dispiegano il senso del fare architettura. Da Ponti abbiamo appreso che in architettura la prova della costruzione è misura e dimensione della idea, della interpretazione, del progetto. Conoscere ogni dettaglio per comprendere il pensiero più complessivo di chi, come Ponti, aveva chiara l’idea dell’edificio alto che ha costruito con le regole di una tradizione, propria della scuola di Chicago e dell’architettura in generale: l’attacco a terra, un lavoro che prende forma dal lotto trapezoidale, prospicente piazza Duca d’Aosta a Milano, originario sito delle industrie Pirelli; il corpo, che si eleva collocandosi in perpendicolare al lungo asse stradale, organizzato con la tipologia del corpo triplo e misurato dai tre nuclei verticali che definiscono la dimensione del piano; il coronamento, la conclusione verso il cielo con il sottile solaio di copertura, ad impluvio, che si stacca dalla sagoma per accogliere la navicella di servizio alle facciate. Da qui comprendiamo che studiare l’architettura è senza dubbio la bussola del nostro mestiere e che avere studiato, in un caso così emblematico l’Edificio Pirelli, ha assunto per noi e per me, in particolare, che ogni giorno mi confronto con gli studenti del Dipartimento di Architettura della Università Federico II di Napoli, un testo da consultare costantemente.

 

2) Sempre su quella traccia, fonti, attenzione alla luce e alla coerenza materica sembrano vostri cardini imprescindibili...

Credo che Materia e Luce siano i due elementi che danno forma fisica alla costruzione il cui senso però è da ricercare in quei ragionamenti, in quelle letture, in una idea di interpretazione che il progetto ha il dovere di mettere in opera. L’architettura è senza dubbio costruzione, la sua espressione più alta, e il modo con il quale viene costruita fa “precipitare” nella “soluzione” una ricerca continua, a volte ossessiva di quelle che io chiamo corrispondenze. Ciascun elemento è inserito in un sistema di relazioni in cui lo spazio, il piano e la luce conferiscono senso alla materia e la materia stessa, così definita, conferisce senso all’architettura.

 

3) La chiesa di Dresano. Di solito gli architetti si lasciano questa prova a fine carriera. A parte gli scherzi. Progetto e comunicazione del sacro. I vostri comandamenti?

La nuova chiesa di Dresano, in Provincia di Milano, facente parte della Diocesi di Lodi, è stata una occasione probabilmente arrivata presto, eravamo poco più che quarantenni quando abbiamo vinto il concorso ad inviti della C.E.I., ma allo stesso tempo è arrivata in un tempo che si collegava alla esperienza di Restauro dell’opera di Ponti. Abbiamo ragionato facendo riferimento ad una certa e riconosciuta tradizione del costruire lo spazio sacro che nel nostro paese costituisce verosimilmente il più grande patrimonio. Parte fondamentale del progetto sono stati il liturgista, don Antonello Giannotti e l’artista Nino Longobardi. Progetto dunque come Dialogo per un edificio che è innanzitutto comunità e luogo, i cui significati hanno trovato radicamento nella costruzione che, affidandosi all’impianto a circulum, ha messo a sistema un programma complesso per un “cliente speciale”. Come sempre non abbiamo praticato alcuna forma di pregiudizio ma ragionato tutti insieme su un complesso sistema di scelte producendo un ampio lavoro di conoscenza. L’edificio credo si sia fatto sintesi di più sguardi e modi anche e soprattutto afferenti a saperi diversi che hanno virtuosamente contaminato il progetto ed il suo processo. Tornano i temi enunciati: l’attacco a terra, qui disposto con un corpo basamentale destinato ai locali di ministero, cinto da una sequenza di alte losanghe in calcestruzzo pigmentato all’ossido di ferro, che conferisce a questo frame il colore e la trama delle cascine del parco sud Milano; il corpo, a tamburo che si eleva in un duplice cilindro definendo aula liturgica e deambulatorio nel più autentico rapporto aula-navate, dove vengono collocati i fuochi liturgici intorno all’assemblea; il coronamento, affidato alla luce attraverso la concavità del cilindro centrale che conclude lo spazio sacro senza mai rivelarsi.

 

4) Dialogo e cartello con altri professionisti. Propensione? Necessità?

Necessità, propensione ma soprattutto straordinaria realtà. Condividere i processi è la soluzione del nostro tempo. Ciò che vale in tanti aspetti dell’agire, del vivere, del crescere, vale ancora di più su ciò che costruisce il nostro presente. Il progetto è per sua cultura il luogo del confronto, confronto fra saperi che determinano una azione più ampia e più efficace quanto è più ampia ed efficace la forma di partecipazione. Costruire legami corrisponde in architettura a costruire un terreno comune su cui coltivare bisogni, necessità, aspirazioni da condividere.

 

5) Dibattito sull'architettura. Sei per elaborazioni singole da concertare o credi in congressi e tavole di discussione e progressione? Una terza via?

Probabilmente si è spento il valore ed il senso di una critica autorevole in architettura che spesso, in tempi recenti e nella sua azione top-down, è stata di parte e non ha coltivato il senso di quel terreno comune a cui facevo riferimento. Oggi mi sembra di assistere ad un sistema di dialogo, confronto, comunicazione, che gli architetti attivano direttamente attraverso talk, dibattiti, confronti che auto-costruisce una critica con azioni potremmo dire bottom-up. Un po’ tutto ciò che accade anche attraverso i social, che utilizzati con buonsenso sono una vera piattaforma di conoscenza e confronto. Tutto ciò sta producendo gli effetti di una rete che collega fatti, azioni, ragionamenti, architetture in una realtà che aumenta soprattutto il nostro grado di consapevolezza.

 

6) Una parte importante del tuo essere nel mondo è il motto di spirito. L'ironia è uno strumento di progetto?

A volte alleggerire è fondamentale! Conoscendo soprattutto i miei difetti e le mie debolezze… A volte l’ironia è un modo per non prendersi troppo sul serio e allo stesso tempo riconoscere i propri limiti... Ciò vale ancora di più per “il progetto che come la vita è un rischio” e come tale, a volte, diventa necessario sdrammatizzare...

 

7) E questa passione per lo sci? Mollino o occasioni di vita?

Vivo lo sci, recentemente insieme al ciclismo da strada, come un viaggio nel viaggio per citare il mio amico Femìa... Lo sci mi accompagna sin dalla mia infanzia, nei monti della Sila, dove uno zio trentino di Mori, un gigante di Giovi, così li chiamavano nella sua valle, mi ha trasmesso, insegnandomi, la passione per questo sport. Da allora sugli sci ho viaggiato molto, tante montagne in Italia ed all’estero, ma il posto che amo di più è il plan de Corones: appena posso ci vado! Sci e bici credo siano collegati: due sport, due viaggi, due esperienze, tanta fatica e continue occasioni di conoscenza, probabilmente hanno a che fare con il nostro mestiere, non so, non ne sono sicuro, però quando consulto le mappe, decido gli itinerari, raccolgo le informazioni, preparo l’attrezzatura, spesso mi domando se in fondo non è quello che faccio tutti i giorni. Tengo però distinte le due cose, non c’è alcuna aspirazione a confondere i campi, è nella mia natura. Quindi lo sci e la bici nascono come passioni autentiche, forse collegate alla mia più grande passione: l’architettura. Preferisco fruire da utente il grande lavoro di Mollino o i progetti di bravissimi architetti altoatesini come per esempio i miei amici Beigmasterwolf.

 

8) Insegnamento e progettazione. Si è da poco concluso il concorso che dovrebbe delineare il modo di vita di uno studente. Da dove nasce? Quali gli esiti? Ce ne puoi parlare?

Il concorso, Neapolis Living as a Student, prevedeva la progettazione di residenze universitarie, per un numero complessivo di 300 studenti nell’area dei vecchi policlinici di Napoli. Una sperimentazione progettuale che ha avuto l'obiettivo di ricercare nuovi modelli interpretativi dell'housing per gli studenti universitari, da sviluppare nel contesto unico della città greco-romana. Il sito di progetto ha subito molte trasformazioni e conserva intatte le tracce del suo antico passato. Il decumano principale, Via dei Tribunali, il reperto corrispondente alla chiesa della Croce di Lucca, il grande vuoto generato dalla demolizione del padiglione uno dei policlinici, le monumentali presenze della Pietrasanta e di San Pietro a Majella, hanno costituito i riferimenti per il ragionamento progettuale che ha proposto questo contest di studio e confronto fra giovani studenti delle Scuole di Architettura italiane, europee e internazionali. L’abitare da studente in questa straordinaria condizione, produce effetti positivi sulla ricerca in architettura e sul progetto. Un “catalogo di possibilità”, che si è posto l’obiettivo che non può esserci risultato se non all’interno di un processo che tenga conto di tutti i fattori e le dinamiche in campo, favorendo una idea dell’architettura tale da prefigurare la sua capacità visionaria e allo stesso tempo la sua necessaria concretezza.

9) Nel vostro binomio progettuale quanto conta concertazione e vicendevole critica. Come lavorate e soprattutto come è cambiato il vostro modo di lavorare.

Recentemente, nella nostra recente pubblicazione “Esperienze dell’Architettura, corvino+multari” edito da Listlab nel 2016, abbiamo affermato che se architetti non si nasce, ma si diventa, anche coppie di architetti non si nasce, ma si diventa. Nel 2017 sono diventati ventidue gli anni di corvino+multari e, come tutte le crescite, anche questa ha avuto le sue mutazioni, i suoi cambiamenti. Abbiamo sempre lavorato con la consapevolezza che la decisione anche se assunta per fatti contingenti, da soli, è sempre assunta con la responsabilità di essere in due. Un lavoro che abbiamo costruito a partire dalla condivisione che alla base di tutto c’è un senso di responsabilità verso il progetto. Una comune passione che favorisce l’incontro delle differenze, anche nelle più recenti e attuali condizioni, che hanno visto un radicale cambiamento del nostro mestiere, in cui eventi molto importanti hanno modificato le storie, le persone, i fatti, la vita stessa di ciascuno di noi. Queste vicende recenti, queste mutazioni, hanno prodotto nel nostro lavoro una forma di resistenza che non ha perso di vista il ragionamento sull’architettura che opera e che continua a svolgere un ruolo. Il progetto è un processo, e come tale necessità di lavoro comune, di condivisione, di critica, di concertazione che lavora su un orizzonte di lungo periodo e che, pur dialogando ogni volta con interlocutori che cambiano, prova a costruire risposte oggettive capaci di corrispondere ai bisogni, alle esigenze ed alle aspirazioni sia di chi commissiona l’architettura, e sia di intere comunità. Questo modo di ragionare e quindi di lavorare vuol dire, da un lato comprendere il cambiamento delle attuali condizioni, ma dall’altro evocare e rimettere in campo una rinnovata azione disciplinare capace di re-interpretare il ruolo del progetto, non solo come risposta ma, soprattutto, come conoscenza, come pluralità di azioni e competenze che indagano le nuove complessità, le nuove forme dell’abitare.

 

10) Sostengo da tempo che le aziende possano a volte ricoprire ruoli che una volta erano appannaggio di editori. Soprattutto nei progetti di comunicazione, sempre più insita al progetto. Qual è il vostro rapporto con le aziende? Sviluppate soluzioni ad hoc con loro? Le coinvolgete in progetti di comunicazione? E se così quali quelli che più ti piacciono?

La risposta alla tua domanda è nei fatti. Ormai a sostenere comunicazione, confronto e critica sono soprattutto le aziende. Una forma di ricerca che pur partendo da logiche evidentemente e legittimamente commerciali, produce gli effetti di una rete di conoscenza che allarga i suoi orizzonti, prova a comprendere alcune questioni che, a partire da un materiale e dal suo uso, indaga questioni, paradigmi, visioni che sono strettamente collegate alla materiale costruzione dell’architettura. Credo che un impegno di tutti, a partire dai luoghi della formazione, debba essere quello di costruire l’architettura, nel suo senso, nella sua adeguatezza, nel suo farsi testimonianza fisica reale e concreta di una forma di pensiero. Un pensiero ed un ragionamento che non possono prescindere da una filiera, di cui le aziende sono parte integrante, che dialoga e si confronta per il bene comune, in un processo che ha come obiettivo la costruzione della architettura. Rafael Moneo introducendo la sua lezione di presentazione, nel 1985, in qualità di chairman presso il dipartimento di architettura della Graduate School of Design della Harvard University diceva:

“… Credo che nella cruda realtà della costruzione si possa considerare con maggiore chiarezza la natura di un progetto, la consistenza delle idee. Credo fermamente che l’architettura abbia bisogno del supporto della materia; e che ciò che viene prima sia inseparabile da ciò che viene dopo. L’architettura arriva allorché i nostri pensieri su di essa acquistano quella condizione di realtà che solo i materiali possono conferirle. Solo accettando e patteggiando i limiti e le restrizioni che l’atto del costruire comporta, l’architettura diviene ciò che essa è realmente”.

In breve
Giorgio Tartaro
Autore: Giorgio Tartaro
La mia Bio
Giornalista, si occupa da tempo di progetti per la comunicazione di architettura e design. Autore televisivo per RAI e Sky. È condirettore del master di Interior design della Scuola Politecnica di Design e Politecnico di Milano, e docente al master sul Made in Italy, IULM, Milano.

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Giorgio Tartaro svolge la propria attività giornalistica, autorale, video, presentazione eventi e conduzione di format attraverso la società GT Media Srl s.

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