10 domande a_Alfonso Femìa

Una conversazione lirica con Alfonso Femìa, tra viaggio e dialogo, tra realismo immaginario e pragmatismo visionario, tra tempi di vita e di lavoro. Un percorso che si rinnova e che dichiara modalità e modelli. Dichiarazioni pensate e diluite nel tempo (questa intervista esce dopo qualche mese) che ogni studente, ogni appassionato di architettura e progetto dovrebbe leggere. #AF517 Atelier(s) Alfonso Femìa. L'Occidente, il Mediterraneo e una certezza: Il Sud salverà il Mondo.

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Dallara Motorsport Academy, Varano de' Melegari, Parma. Atelier(s) Alfonso Femìa.

Un nuovo viaggio. Riesci a riassumerlo in 10 righe? Così poi guardiamo all'orizzonte?

Un viaggio che continua e che come ogni viaggio deve individuare i porti di attracco lungo il cammino dove per qualcuno sono la fine di quel viaggio e per altri tappe fondamentali e necessarie. Ho sempre inteso la vita come un viaggio: necessità e piacere di esplorare, incontrare, scoprire, fermarsi, ripartire, ricercando le possibili e necessarie evoluzioni attraverso il tempo, il principale interlocutore nelle mie scelte. Il viaggio è nella mente e la mente deve essere “serena”, profonda e coinvolta, entusiasta e coraggiosa, sentimentale e sincera, aperta e decisa. Gli orizzonti sono molteplici e si fondono in uno unico… L’idea che il progetto sia un magnifico viaggio da condividere… Con chi vuole condividerlo, serenamente, con passione e con il sorriso. 5+1AA continua il suo viaggio rinnovandosi, non in un nuovo studio o in una nuova società professionale, ma nell’evoluzione in Atelier(s) Femia AF517, una avventura umana che continua il suo lungo percorso decennale tra Genova, Milano e Parigi e che aveva bisogno di un nuovo slancio, “soffio” che la nostra amica “balaena e la sua stella”ci regaleranno insieme a tutti i preziosi compagni di viaggio che continueranno a condividere con me e Simonetta, entusiasmo e orizzonti. Ringrazio ancora una volta tutti i compagni di viaggio di questi anni a cui auguro uno straordinario e lungo percorso personale.

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Les Docks, Marseille. Foto, Luc Boegly.

Quanto ti innamori di un'idea? E cosa saresti disposto a fare per concretizzarla?

L’idea è un rapporto articolato tra sensazioni e sentimento, visioni e ragione, sguardi e ascolto, sfida e ambizione, responsabilità e piacere. È una meravigliosa avventura, una compagna di viaggio, una amica/amante che ti dà il sapore di poter vivere con il mondo.

Per l’idea fondativa di un progetto sono disposto a mettere in campo tutte le energie necessarie e le “battaglie” conseguenti pur di non tradirla e ovviamente a mettere tutto me stesso pur di raggiungerla, mentre le idee che accompagnano lo sviluppo dell’idea fondativa devono essere condizioni di dialogo con i vincoli e le regole, con la Committenza e la burocrazia, con l’impresa e l’artigiano, con il fare e il pensare. Anche le idee fanno un gioco di squadra e devono giocare da squadra.

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In questa foto del nuovo HQ BNL Tiburtina a Roma (BNP-Paribas) si vede il lato nord. Quello che normalmente non visibile ai viaggiatori che passano in treno. Foto Luc Boegly.

Si ha l'impressione che tu riesca a mantenere sempre il controllo, sia lavorativamente che personalmente. Ci vuole tanta energia.

Ci vogliono forse diverse cose ma due sono le cose che ritengo importanti e che mi forniscono molta energia: sapersi e volersi mettersi sempre in gioco ogni giorno ed essere “presente” nelle cose che fai e con le persone con cui vuoi “viaggiare”, ogni giorno, profondamente, semplicemente e sinceramente. Tutto ciò porta rispetto agli altri e ti impone di rispettare te stesso. Il mondo spesso si divide in chi crede nel “conflitto”, nella polemica, come modalità di raggiungere degli obiettivi e/o di relazionarsi con gli altri, e proclama attraverso la “letteratura di parole” valori che poi non applica nel concreto, nelle piccole azioni quotidiane, nel tempo o che sono molto più grandi di lui stesso.

Io credo fermamente nel dialogo, sincero, duro a volte e senza compromessi, ma onesto e responsabile, semplice e leale, profondo e nel tempo. Il dialogo è un dono che ricevi e che dai … pertanto il dialogo è un modo di essere senza soluzione di continuità e che sarà sempre giudicato dal tempo.

Questo spesso non piace perché impone la necessità di guardarsi sempre o almeno spesso allo specchio… Ma io non credo sinceramente né all’ipocrisia né al cinismo, conosco i miei limiti e la vita è vita se ogni giorno ti confronti proprio con i tuoi limiti per migliorarti, per andare oltre e hai bisogno degli altri per fare questo. Ogni passo che ho fatto nella mia vita fin da piccolo è stato basato su mie scelte, come mi è stato insegnato. Scegliere è la cosa più difficile. Si vive spesso con persone intorno che non scelgono se non solo quello di giocare al rimbalzo e pertanto scegliere esclusivamente di criticare quello che fa l’altro.

Chi sceglie, chi sbaglia, chi si discute, chi ascolta, credo che viva serenamente tutto anche le difficoltà che diventano linfa vitale per crescere e migliorarsi. Credo ad un “engagement” serio e responsabile, entusiasta e sorridente, felice di vivere la vita come l’opportunità di un grande viaggio.

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Torri San Benigno Genova, Foto Luc Boegly.

Quali sono i tuoi riferimenti? Cosa apprezzi veramente negli altri?

In un momento delicato della mia vita mio padre ha saputo darmi quello che inconsciamente avevo bisogno e non riuscivo a esprimere ovvero una forma di libertà di decidere cose importanti pur non avendone l’età né forse il diritto. Me l’ha concesso pur non essendo convinto totalmente e per farlo ha usato alcuni silenzi e sguardi parlanti, insegnandomi la più grande lezione di vita, capire i momenti, fare delle scelte, prendere delle decisioni.

Apprezzo la “presenza”, nelle molteplici modalità di essere presenti anche tramite l’assenza fisica. Apprezzo l’entusiasmo e il sorriso. Il sorriso racconta più di ogni altra cosa chi è una persona. Apprezzo la capacità di lasciarsi andare in un rapporto con l’altro, ovvero di affidarsi senza aspettarsi nulla in cambio, e soprattutto che uno riesca a far capire quanto una persona tenga all’altro. Sono i dettagli minimi dove scorgi e scopri se una persona è sincera con te o meno e soprattutto se è “presente”. Sono gesti o parole che tradiscono subito se non sono spontanei, se sono generati solo da forma ma non appartengono alla persona perché poi entrano in contraddizione con altri momenti. Una persona manda sempre messaggi e se tu ami il viaggio, ami osservare i dettagli delle numerose persone che incontri e questi ti fanno sempre riflettere sulle persone che ti sono vicino o di quelle che vorresti avere vicino.

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Nuovo complesso scolastico di Zugliano, Vicenza. Foto Ernesta Caviola.

Hai una capacità quasi ossessiva di dialogare con il tempo. Non esistono pause, tempi morti, a meno che tu non decida in questo senso. Come fai a equalizzare le velocità con i tuoi compagni di viaggio?

Non devo dire a te come il tempo non è altro che una forma di musica, e nella musica esistono movimenti, ritmi variabili, pause, refrain… Senza che questi diventino fratture o frammenti isolati, ma parte della musica e che ovviamente prevede momenti stonati o fuori ritmo e/o tonalità differenti prima di ritrovare l’armonia del suono.

Noi siamo tempo… È l’unica cosa che racconta che esistiamo… Se tu accelleri il tempo della vita comprendi che ognuno di noi non esiste dentro la dimensione del mondo e ancor più dell’universo. Pertanto noi esistiamo solo grazie al tempo ed esso è la materia fondativa della vita.

Vivi se riesci a vivere pienamente o coscientemente tutti i momenti diversi del tuo “tempo”.

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Masterplan Expo Parigi 2025, Atelier(s) Alfonso Femìa.

Anni fa la scelta di guardare a Occidente. Lo studio a Parigi e una presenza nelle maggiori città transalpine. Stanno arrivando risultati di un incredibile lavoro di tessitura.

Tempo, scelta, silenzio, sguardo, presenza, “ingaggio”, sincerità… Viaggio.

Una scelta non facile in un momento non facile. Non siamo ma soprattutto non sono venuto a Parigi perché si aveva vinto qualcosa o perché qualcuno ci aveva chiamato. Non ho neanche sentito le poche persone che conoscevo per farci aiutare in questo viaggio. Sentivo il tempo e l’esigenza di dover decidere. Occorreva volgere lo sguardo, essere presenti in una nuova avventura che avrebbe determinato la dimensione e la profondità del viaggio. Ma occorreva farlo con presenza, impegno e mettendosi in gioco per quello che si è. Pertanto occorreva accettare che ci sarebbe voluto più tempo per comprendere e farsi comprendere. Parigi è Mediterraneo e Europa allo stesso tempo. È vicino a noi e allo stesso tempo ti mette al centro del mondo o almeno del mondo che interessa a me, vicino a “casa”. Vivere e lavorare tra tre città, differenti e complementari credo sia una dimensione magica perché ognuna mi dà qualcosa che l’altra non ha e vivendole contemporaneamente sono come un’unica città, che si nutre delle differenze, delle specificità, delle anime delle altre .

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Modello Palazzo del Ghiaccio, Danilo Trogu, foto Ernesta Caviola.

Modelli. Parliamo di modelli. Le aziende italiane portate a Les Docks, Marsiglia. Quali altri modelli stai mettendo in atto? All'estero e in Italia.

Sconfinamento, contaminazione, integrazione, appartenenza. Il processo della filiera dovrà, o almeno io ricercherò chi condivide questa modalità. E sto ragionando su alcuni temi di approccio al progetto che ti potrò raccontare spero tra un anno. Uscirà un nuovo libro tra poco che fa parte dei racconti di progetto e in copertina ho voluto queste parole “Il progetto è visione e invenzione, realtà e responsabilità, processo e filiera… Architettura e sogno”. Su queste parole stiamo provando a metter in atto modalità di rimettere al centro il progetto allargando il piano di lavoro.

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Le volte di Algeri, Atelier(s) Alfonso Femìa.

Gli architetti, come altri professionisti in altri campi, utilizzano locuzioni atte a riassumere questi modelli. Nel tuo caso “diritto alla materia”, “dialogo come strumento di progettazione” e tante altre espressioni aiutano a immettere direttamente nel tuo modo di vedere le cose. Servono a comunicare o anche a te per chiarire di volta in volta?

Servono a provare a rendere chiaro in maniera sintetica cosa abbiamo in mente, cosa ci guida quando pratichiamo la realtà attraverso il progetto, prima a noi stessi e poi agli altri.

Realismo immaginario, pragmatismo visionario, diritto alla materia, l’entre deux, dialogo come strumento di progetto etc. Credo sia importante parlare in maniera semplice e spiegare in maniera semplice cosa c’è dietro un progetto, un percorso, un lavoro di gruppo, un percorso nel tempo.

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Life quartiere residenziale Brescia. Foto Luc Boegly.

Avete, hai sempre messo la comunicazione all'inizio del percorso progettuale, come parte fondamentale. Quanto il format comunicativo fa realmente parte del manufatto architettonico?

La comunicazione personalmente non ha mai avuto l’obiettivo di mettere a semplice conoscenza ciò che si realizza ma è stata sempre l’occasione di poter via via raccontare la storia di un viaggio, delle sue tappe, dei suoi incontri, dei suoi dubbi, delle sue riflessioni. Una specie di diario di viaggio. Non abbiamo, o almeno io non ho mai voluto fare un libro che fosse il resoconto di un progetto, tutt’altro doveva essere una prosecuzione del progetto, un momento sinceramente critico e analitico del progetto, un’occasione di confronto con altri, autori, maestri, artisti, scrittori, editori ecc. Pertanto la comunicazione anche quella del tempo veloce della contemporaneità ha preso il suo posto “lentamente” affinché diventasse prima nostra ovvero parte di noi e poi strumento di comunicazione.

Ma la vera sfida e il vero viaggio della comunicazione riguarda 500x100 ovvero una idea semplice: ritornare a comunicare incontrandosi, guardandosi negli occhi, “perdendo” un po’ di tempo per ascoltare e dialogare con gli altri. Creare un momento lento che ci permetta di riavvicinarci, di rovesciare i punti di vista, di nutrirci delle esperienze e dei pensieri degli altri, mettendoli in scena, in onda.

La comunicazione di progetto è come noi disegniamo, raccontiamo, illustriamo, usiamo gli strumenti della rappresentazione, e così come amiamo usarli tutti, allo stesso tempo vogliamo usare quelli nuovi di nostro interesse. Il percorso dei modelli in ceramica con l’architettura è iniziato quando ho avviato con Danilo Trogu il progetto per il Palazzo del Ghiaccio di Milano, dopo una prima esperienza materica con il padiglione Wyler Vetta a Basilea. La difficoltà di ricercare una risposta architettonica al tema della facciata del Palazzo del Ghiaccio mi ha portato a richiedere aiuto, ovvero cambiare il punto di vista coinvolgendo un altro sguardo, altre mani, chiedendogli di ragionare con me sul tema attraverso dei modelli architettonici in ceramica, i soli a mio avviso che potessero rappresentare il tema poetico che volevo introdurre in una facciata esistente senza anima e/o bellezza. Da lì è nato un percorso nuovo, appassionante e ricco di riflessioni condivise con lo studio che poi mi ha portato anche a costruire con Danilo negli anni il nostro “bestiario” di acciughe donne per OGR, di gechi e libellule per i Docks, di farfalle per Parigi, di colibrì per Lione e che sta continuando. Ecco anche questo è “comunicare”, un sentimento, un animo, una esigenza di poetica, e un messaggio che il progetto ha bisogno di molta energia e generosità.

Il progetto è una scrittura che si nutre di molta lettura, di ascolto e di sguardo, pertanto ha bisogno di un dialogo, di una serie di confronti, e di scontri, e che si misura con il tempo, la “geografia” e la storia.

Il progetto deve raccontare una “storia” ovvero un modo di descrivere cosa vorremo che accadesse, cosa pensiamo che accadrà, cosa non immaginiamo e come la realtà potrà sorprenderci, cosa immaginiamo e come la realtà potrà nutrirsi e tradurre il nostro immaginario.

Un realismo immaginario.

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Asnières sur Seine, Paris. Residenze. Foto Luc Boegly.

Tra le modalità di comunicazione hai fondato una piattaforma che utilizza il video in modo importante: 500x100. Ne faccio parte con entusiasmo. Possiamo dare qualche anticipazione sui vari format che svilupperemo?

500x100 nasce per mettere in atto uno strumento di dialogo, vero, concreto e che possa mettere in scena l’incontro con gli altri, le altre esperienze, le storie, i punti di vista.

È il momento lento necessario alla dinamica estremamente veloce che la contemporaneità ci pone da tempo e da cui non si può sfuggire. 500x100 vuole provare a costruire momenti e dopo due anni di SetTalk e di CityTalk e oltre 300 incontri/dialoghi in oltre 10 città, abbiamo creato “L’Entre deux” un format che vuole andare in profondità nel rapporto temi/contenuti, incontro/personaggi, in un tempo più lento degli altri format.

Il tempo regola e costruisce il ritmo e la sequenza al format: dalla colazione al pranzo. Tre luoghi scandiranno i tre momenti delle sei ore con cui staremo con il “personaggio” che inviteremo a confrontarsi su alcune dicotomie concettuali e che ci indicherà i luoghi suoi e della città dove vorrà che il viaggio si sviluppi. Due città, Parigi e Milano, sono i set prescelti. Due città in movimento e in grande fermento, diverse ma centrali nel confronto internazionale. Alcuni incursori critici entrano durante i tre momenti del dialogo, Jean Philippe Hugron, Luciana Ravanel a Parigi e altri a Milano che stiamo definendo tra cui anticipo Maurizio De Caro.

Video e pamphlet ovvero linguaggio digitale e cara amica tipografia restituiranno questi momenti.

Abbiamo iniziato a luglio da Parigi, come sai, avendo vissuto ogni momento di 500x100 ed essendo tu parte integrante e fondamentale del viaggio.

#ilviaggiocontinua.

In breve
Giorgio Tartaro
Autore: Giorgio Tartaro
La mia Bio
Giornalista, si occupa da tempo di progetti per la comunicazione di architettura e design. Autore televisivo per RAI e Sky. È condirettore del master di Interior design della Scuola Politecnica di Design e Politecnico di Milano, e docente al master sul Made in Italy, IULM, Milano.

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Giorgio Tartaro svolge la propria attività giornalistica, autorale, video, presentazione eventi e conduzione di format attraverso la società GT Media Srl s.

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